Tra le corsie dell'ospedale Degli Incurabili e i segreti di una famiglia altolocata, affiorano desideri inconfessabili, legami morbosi e giochi di potere.
Al centro di tutto: il primario, minacciato dall'ascesa di Lucas. La moglie del defunto, sconvolta da un amore clandestino. E la cugina di Lucas, ossessivamente legata a lui in un modo che supera i confini del sangue.
Mentre l'indagine si addentra nei meandri del passato, emerge il ritratto di un uomo diviso tra la vocazione di guarire e il piacere di sedurre, tra dolcezza e brutalità.
Il viaggio dell'ispettore si trasforma in un'esplorazione dell'animo umano, dove l'erotismo si fa colpa, il dolore diventa carne e la giustizia non distingue più vittime e carnefici.
“Pensavo di cercare un assassino. Ho trovato il dolore, la vendetta, l'amore. E le dee: quelle che non parlano, ma agiscono.”
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ESTRATTI
Proseguì, torturandosi i nervi, verso il paziente appena giunto. La suora gli passò la cartella, ma lui, prima di leggerla, guardò il volto dell'uomo disteso.
— Buongiorno, come vi chiamate? — chiese, controllandogli il polso. Nonostante fosse scritto sul documento nella sua mano, Lucas preferiva sentirlo dalla voce dei pazienti.
— Andrea Giganti.
Il medico rise: — E si vede, si vede. Siete bello grosso. Mi conviene curarvi bene, un vostro schiaffo mi manderebbe al creatore.
Il paziente fece un sorriso contratto: — Sì, dottore, bello grosso anche d'età. Ho molti più anni di voi. Quanti accidenti di anni avete? Vi hanno preso direttamente dall'università?
— Più o meno. Praticamente, erano dietro di me ad aspettarmi, mentre discutevo la tesi.
Lucas rise di nuovo, leggendo, questa volta, la cartella.
— Infermiera, ma chi mi avete messo vicino? — continuò il paziente, corrugando la fronte.
— Giganti, portate rispetto! Il dottore è uno dei migliori. — rispose la caposala con severità.
Lucas lo studiò bene in volto e chiese alla suora di lasciarli soli; quando venne ascoltato, riprese la parola: — Bevi circa due litri di schifezze alcoliche al giorno, te lo rovini di seghe dalla mattina alla sera e vai a puttane almeno tre volte a settimana con donne che non godono di buona salute. Il tuo fegato fa schifo almeno quanto il tuo cazzo. Sono io a offendermi per avere avuto un caso così patetico da curare.
— Io… ma voi come vi permettete? Cosa sapete della mia vita?
— Posso anche smettere di fingere di non aver visto la fede al tuo dito.
— Ehm…
— Adesso, da come s'intuisce, hai una cirrosi epatica che ti sta infradiciando il fegato. Che vuoi fare? Morire a, — rilesse la scheda — quarant'anni o te li vuoi godere un'altra ventina?
— Cirrosi epatica? Ma lì non è scritto.
— E dopo quanto ti ho detto sulla tua bella condotta, hai ancora dubbi su ciò che affermo?
L'uomo abbassò lo sguardo: — Se smetto di bere, guarisco?
— Se smetti di bere, mangiare schifezze e se butti giù qualche chilo, è probabile che sopravvivi qualche altro anno. Ma per le condizioni riportate qui del tuo amichetto di giochi, be', non è certo non bevendo che guarisci.
Lucas gettò la cartella sul comodino e indicò a un infermiere la terapia da somministrare al paziente.
— Ah, che tempaccio e sono andato fin lì per niente! Non ho potuto chiedere proprio nulla alla signora, manco stavolta. Cavoli, sono la polizia! E la sorella che prima ammette certe cose e poi sembra smentire le sue stesse parole.
Buttai il cappello sull'appendiabiti e sbottonatomi il soprabito, lo abbandonai sulla poltrona degli ospiti, accomodandomi alla scrivania con un tonfo: — Ma finché si rifiuta, non glielo faccio seppellire!
Mi guardai attorno: — Dov'è la stufetta? Che ho solo questo cappotto con me.
Il tenente-segretario Togni, occupato a sistemare dei fascicoli su uno scaffale, chiamò un agente e gli chiese di tirare fuori il braciere dallo stanzino.
— Qui fa abbastanza caldo anche in questi mesi, per questo siamo abituati ad accenderlo più tardi. Ormai, dovresti saperlo. — replicò il tenente.
— Da me, di questi tempi, di notte già provo a riscaldarmi le mani strofinandole l'una all'altra. Sono freddoloso di natura.
— Be', avete il vino buono, ti scaldi con quello.
Mi rialzai, ripresi il cappotto e lo adagiai su una sedia accanto al braciere, che l'agente stava accendendo.
— Vi conviene aprire la finestra, che qui tra poco si schiatterà dal caldo. — disse quest'ultimo.
— Stamattina la Dell'Uomo mi ha dato l'impressione che fra lei e il cognato… Parlava con troppa rabbia. — ripresi il discorso, fermandomi alla finestra.
— Come mai non hai potuto parlare con la vedova? — chiese Togni.
— Era di nuovo col medico. Mi hanno detto che è inutile interrogarla nello stato in cui si trova. Lasciatelo decidere a me, no? Ma oggi dovrebbero arrivare i genitori di De Filippo, e Soriano dovrebbe ritornare con loro. Ieri andò ad avvisarli da vicino, subito dopo il ritrovamento. Sembra che la madre del dottore si sentì male. Li prendo, come dite a Napoli, in paranza!
— Perché lo dici con ironia? Non penserai che la moglie l'abbia ucciso inscenando un suicidio?
— Io ritengo tutti colpevoli, finché non scopro l'assassino.
— Ah, quindi, non credi che sia stato lui a togliersi la vita?
— Dovrei?
Un tuono, molto più forte dei precedenti, fece tremare tutto.
— Porca miseria! — esclamai dopo un balzo e ritrovandomi il ciuffo liscio davanti agli occhi: — I temporali mi fanno sempre paura, eredità del fronte. Lì ne venivano giù parecchi!
— Inizia a redigere un primo verbale. — riprese Togni: — E domani ti ripresenti da loro.
— Altro che domani, ci vado oggi stesso!
— Perché questa storia ti innervosisce tanto?
Infilai le mani tra i capelli, poi scesi fino al volto strofinandomelo.
— C'è qualcosa che non mi quadra. Lui, innamorato di un'altra, si uccide perché la moglie non vuole separarsi. La cognata, che poi è la cugina, ha affermato che è sempre stato un libertino e allora mi chiedo, perché non se l'è tenuta come amante, così com'era abituato? Perché, con la mente brillante che aveva, non ha trovato una soluzione?
ESTRATTO 3
— Fai aaaa… — le disse Lucas e la piccola Giorgia obbedì aprendo la bocca: — Ah ah, qui noto che hai una bella lingua lunga, tu chiacchieri tanto quanto Salviuccia!
— Chi è Salviuccia? — chiese la bambina.
Sebbene in quel mese aumentassero i minuti di luce, il sole già non entrava più dai finestroni dell'ospedale.
— Una tua coetanea che, per farla tacere un po', dobbiamo darle da mangiare.
La madre della bambina si fece avanti, nella stanza singola dove avevano messo momentaneamente la piccola. C'erano poi il pediatra e suor Celeste.
— Il battito del cuore è regolare. — rispose Lucas alla donna: — I polmoni sembrano funzionare bene e…
— … il colorito della bambina la dice tutta, dottò! — intervenne allegra la caposala.
— Hai fatto un buon lavoro, De Filippo. — disse il pediatra che si congratulò con una sincera stretta di mano.
— Sto bene adesso, dottore? Posso ritornare a casa?
— Stai benissimo, principessa, ma per ora ti voglio ancora un po' qui con me. — Lucas le fece l'occhiolino.
Poi si raccomandò anche con suor Celeste di sistemarla accanto al letto di Salviuccia.
— Dottò, avete idea del casino che faranno? — gli domandò sorridendo la donna.
— Ottimo! Ascoltare i bambini fa bene. Le altre pazienti ne trarranno giovamento.
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— Non vi sto cercando delle scuse. Volevo solo dirvi che gli altri medici vi invidiano. Sì, anche se sono qui da poco, ho visto che vi vogliono fuori. Non dovete dare loro la soddisfazione di farvi cacciare dagli Incurabili. Lo spavento procurato ai pazienti per il rumore del vassoio, poteva costarvi caro, e loro, gli altri dottori, vogliono proprio questo. Secondo voi perché il primario vi ha assegnato quel caso di scorbuto? È il primo a volervi via.






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