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venerdì 10 luglio 2026

NON TI ODIO, MA STAMMI LONTANA

 



Capitolo 1

La Tipa dei libri

ELISA

L'Estate, che la si ami o meno, è magica. Anche se non sei un tipo da abbronzatura, da sabbia nei sandali, nuotate in mare o chiacchiere attorno al falò in spiaggia, un po' d'incanto te lo regala, se le dai fiducia.

Io le ho dato fiducia… a mia sorella, però! Peccato che lei si sia dimenticata di me. E ora io sono qui, seduta su una comoda poltrona di giunchi, sulla terrazza della caffetteria del lido più costoso di Sorrento, e lei a Ibiza col suo nuovo fidanzato.

«Dai, vieni anche tu quest'anno con noi a Sorrento. Non ci vediamo da Natale.» mi chiese con quella sorta di sotto-testo che diceva chiaramente: “Non ti fai mai vedere.”

Sento la brezza marina accarezzarmi il collo. È calda, come ogni volta che il sole raggiunge lo zenit. L'odore della sabbia mi solletica le narici e non ho ancora capito se mi piaccia o meno. Ma, tutto sommato, si sta bene a leggere qui, fino a quando non ti rivolgono la parola, non ti finisce un pallone in faccia o non sventolano il telo pieno di sabbia.

In verità, non so nemmeno perché io abbia accettato la richiesta di mia sorella. Più di un mese di vacanza al mare! Ma non è tanto questo il problema, quanto il fatto che… sollevo gli occhi dal libro, puntandoli sulle mie cugine sedute al tavolo di fronte a me… dovrò trascorrere questo tempo con loro: i parenti.

Cos'è? Autolesionismo? L'espiazione per non essere scesa a Napoli a Pasqua?

Ma perché? Io, che detesto le villeggiature in gruppo, mi sono unita alla mia famiglia?

Devo aver sorbito troppi tranquillanti durante il lavoro con quelle simil-autrici che, se ti permetti di correggere il loro testo, ti fissano come a volerti incenerire. E io… sono la loro correttrice di bozze.

Per la precisione: correttrice di bozze di figlie di papà che scrivono per emulare le già note autrici di romance. E che pubblicano con le case editrici "big" perché i genitori occupano i posti migliori dell'alta società.

Come me, d'altronde: lavoro per un noto editore solo perché sono la figlia di Clemente Costantini, produttore di famosi vini che da poco sono sbarcati anche all'estero.

Se solo ci penso, mi viene l'orticaria. Ma presi la palla al balzo proprio per allontanarmi dalla mia famiglia… dei boriosi che, se l'Inferno di Dante esistesse per davvero, non si saprebbe dove collocarli: se nel Cerchio dei Superbi o nel Quarto Cerchio: quello degli avari e dei prodighi, per intenderci.

Dopo una breve occhiata attorno, riprendo a leggere, immergendomi nella storia come se stessi guardando un film. Vedo tutto: i volti, gli abiti, i sorrisi. Le pagine di questo romanzo mi tengono ancorata a me stessa, aiutandomi a non naufragare in un mondo ovattato dove la massima preoccupazione sembra essere un'abbronzatura non uniforme.

Le voci delle mie cugine mi sfiorano appena: risatine, pettegolezzi e commenti sussurrati sulle ospiti dell'albergo. Io non partecipo; resto in disparte, godendomi una tranquillità che, in loro compagnia, raramente riesco a trovare.

La caffetteria profuma di caffè freddo, limone e salsedine. Al bancone lucido, che si intravede dall'uscio, sono appoggiati i soliti "signorini", rampolli di famiglie illustri che aspettano l'estate per esibirsi nei costumini griffati. A dire il vero, non hanno torto a farlo… Cos'altro hanno da esibire? Dato che, durante tutto il resto dell'anno, non trascorrono certo il tempo a costruirsi un avvenire, ma a scolpirsi i muscoli in palestra e a prolungare l'estate per altri nove mesi.

Un gruppetto di questi soggetti ci passa accanto, lanciandoci sorrisetti studiati che vorrebbero dire: “Se vieni con me, fai un affare.” Qualcuno ha persino il barbaro coraggio di puntare gli occhi su di me, sempre con quel sorriso da ebete incallito.

“Ma va' a quel paese!” penso, spostando lo sguardo oltre la ringhiera della terrazza.

Osservo la spiaggia stretta, per metà protesa su un solarium di assi che scricchiolano sotto i passi dei turisti, sospeso sull'acqua dove i lettini sono allineati come soldatini blu. Il mare è l'unica cosa che mi attrae, incastrato fra le scogliere mentre respira piano. Anche lui, però, è diventato ormai un business spietato.

Riporto gli occhi davanti a me, quando un'ondata di voci allegre rompe il brusio elegante del locale. Poco più in là, vicino alla torretta, i bagnini stanno festeggiando un collega, un certo Valerio. Ne ho sentito parlare ieri: qualcuno diceva che oggi sarebbe arrivato tardi al lavoro per via di un esame. Capisco chi è dal modo in cui gli altri gli danno pacche sulle spalle: è alto, fisico asciutto, muscoli definiti ma non esibiti. I capelli neri e ricci gli cadono sulla fronte e gli occhi scuri brillano come se avessero trattenuto il sole. Ha, credo, fra i ventidue e i venticinque anni. Mi accorgo di osservarlo con benevolenza, forse perché penso che, se quei figli di papà dovessero lavorare per studiare, probabilmente non avrebbero la forza mentale di farlo.

Lo stesso Daniele Scotti, che il mese scorso ci provò con me, credo solo perché i miei sono ricchi da far schifo, non avrebbe mai la tempra per provvedere a sé stesso. E io, come potrei stare al fianco di un uomo che si sgretolerebbe di fronte a ciò che fa, con naturalezza, quel Valerio?

Quel bel bagnino incrocia proprio il mio sguardo, ma solo per un istante. Si sarà sentito osservato. È stato solo un attimo, niente di più, ma mi è bastato per scorgere la profondità dei suoi occhi. E per me, gli occhi sono lo specchio dell'anima.

«Ma che cosa succede?» mia cugina Carolina si volta verso il gruppo dei bagnini.

Quei ragazzi indossano tutti un costume nero, con sopra la coscia destra la scritta Lifeguard. E devo dire che quei costumini sono alquanto attillati. Al collo, la collana con il fischietto.

“E certo che forgia come lavoro.” rifletto, notandoli tutti alquanto muscolosi.

Un'altra mia cugina si gira, imitando Carolina: «Mah! Stanno facendo un casino esagerato. Si sono dimenticati che sono qui per lavorare?»

Le punto gli occhi, ormai stanchi di lettura, addosso: «Stanno festeggiando un esame universitario andato bene.» dico, giusto per giustificarli. Non sopporto le critiche rivolte a chi non si conosce neppure. E poi, non hanno abbandonato il lavoro. È un momento di calma.

Ma le mie cugine si voltano all'unisono verso di me e iniziano a ridacchiare, esclamando commenti al vetriolo.

«Ma dai, festeggiano un semplice esame?»

«Embè, la laurea, per certa gente, è la massima aspirazione.»

«Chissà poi se saranno mai in grado di trovare un lavoro vero.»

«Sì, certo. Non vedi che lavorano come bagnini? Quelli non hanno terra su cui camminare.»

“Non ci posso credere” penso tra me, stringendo le dita ai bordi del libro. Eh già, per loro la laurea è solo un pezzo di carta di ordinaria amministrazione. Tanto, andranno tutte a lavorare dove “papà” ha il maniglione più grande, anche se non dovessero mai laurearsi.

Non ho la minima voglia, però, di litigare con loro come è successo qualche anno fa, così mi limito a un sorriso di approvazione che più falso non potrebbe essere.

Valerio si volta e comincia a lavorare, sistemando ombrelloni e corde come se la festa non fosse mai esistita. “La concentrazione di una persona che sa dove vuole arrivare” commento in solitaria.

Io torno al mio libro e mi dico: “Eh già. Si è accorto che lo guardavo, ma mi ha lanciato solo un'occhiata breve perché non sono interessante per niente. Manco per un ragazzo di un ceto sociale più basso del mio.”

Carolina e le altre continuano a parlare; le loro voci si infilano tra una riga e l'altra del romanzo.

«Hai visto quella?» mormora Chiara, facendo tintinnare i braccialetti, mentre indica una donna col pareo di seta: «Ogni anno è più rifatta.»

«E il marito è sempre più vecchio.» aggiunge Martina, con quel tono che sembra zucchero ma che graffia: «Scommetto che oggi ordinerà l'ennesimo spritz annacquato.»

«Quella lì se ne frega del marito vecchio. Ha i suoi giri a pagamento.» interviene Ilaria, che fino a poco fa mi aveva risparmiato i suoi commenti saccenti.

Carolina, Martina, Chiara e Ilaria non hanno neppure venticinque anni; la più vecchia sono io, ventisette. Eppure, parlano come se fossero grandi conoscitrici della vita.

Io non alzo gli occhi. Fingo di seguire la trama, anche se le loro parole mi arrivano come piccoli colpi di rena bagnata.

«Elisa, ma tu guarda almeno un po' il mondo.» sospira Chiara, dandosi aria con il menù: «Sempre con quel libro!»

Annuisco appena, senza rispondere. Il libro è la mia ancora e loro lo sanno.

Mi alzo, mi affaccio alla ringhiera e scruto la spiaggia. Non so cosa provo. È come se stessi aspettando qualcosa o… qualcuno. Ma, a dire la verità, sono stanca di “provare”. Da adolescente, fino a qualche anno fa, tutti mi ripetevano che dovevo trovare un buon partito. Io, invece, sognavo un amore da favola. La favola non si è avverata, almeno non ancora, e i “principi azzurri”, che mi mettevano davanti, erano davvero troppo principi: il figlio del senatore, quello dell'azienda di software… Sembravano fatti con lo stampino. I loro discorsi erano tutti uguali: freddi, mirati, da uomini d'affari, pur non essendolo ancora. E guai se rivolgevo la parola al compagno di classe meno abbiente o al ragazzo delle consegne: mi ritrovavo addosso gli sguardi di disapprovazione dei miei genitori.

Così, ho smesso di truccarmi e ho iniziato a portare i capelli sempre legati in una coda semplice, con le ciocche che mi cadono sugli occhi.

«È un'artista, scrive libri. Si sa, gli artisti si lasciano un po' andare nel nome dell'arte.» mi giustifica mamma davanti agli altri.

“In verità, sono correttrice di bozze e solo da poco sto provando a scrivere un libro” dico fra me.

Mentre torno alla realtà, Valerio mi passa davanti. Ha gambe forti e lunghe che attraversano la spiaggia con agilità; i piedi affondano nella sabbia calda senza che lui se ne curi. La luce gli cade addosso come se lo avesse scelto.

«Ah, ecco il fenomeno del giorno.» commenta Martina, seguendo la mia linea di vista.

«Quello lì ha preso un voto altissimo, dicono.» soggiunge Carolina.

«Carino, però.» afferma Chiara, inclinando la testa: «Povero in canna, ma carino.»

“Ammesso che lui possa interessarsi a te”

Io non dico nulla. Lo guardo soltanto: quei ricci neri non stanno mai al loro posto. “Accidenti, che voglia matta di aggiustarglieli” penso. Gli occhi scuri ridono ancora, anche dopo la festa.

I fidanzati delle mie cugine arrivano come un piccolo corteo privato: camicie di lino aperte sul petto abbronzato, orologi che brillano più del mare, passi sicuri sul pavimento di legno. Li ho sentiti prima ancora di vederli, e dal modo in cui Chiara e Martina si sono raddrizzate sulla sedia, come se qualcuno avesse acceso un riflettore.

«Amore, finalmente.» cinguetta Chiara, già in piedi, avvolta in un abbraccio profumato di colonia costosa.

«Ci stavamo annoiando da morire.» aggiunge Martina, infilando la mano in quella del suo, che le bacia le dita come in una scena già provata.

Nessuno di loro mi saluta. Solo uno, il ragazzo di Ilaria, mi fa un leggero cenno, a cui rispondo con altrettanta freddezza.

Le sedie strisciano, i saluti si intrecciano: «Andiamo sul solarium, c'è più aria.» dice uno di loro, e gli altri annuiscono.

Li seguo con la vista, mentre si avviano verso la passerella. Le mie cugine ridono, si sistemano i capelli, si agganciano ai loro fidanzati come a un accessorio indispensabile. Nessuno si volta. Nessuno dice “Vieni”. Ma io, con i gomiti sulla ringhiera, guardo i loro piedi, nelle ciabatte costose, soffrire per il calore della sabbia e già li immagino saltellare, se non fossero così attaccati alla loro voglia di apparire impeccabili. Mi viene da ridere come una matta per questa visione e senza volerlo, attiro l'attenzione di Valerio, che ha appena recuperato il pallone di un gruppo di bambini dalla tettoia del bar.

Da bravo bagnino, mi chiede se ho bisogno di qualcosa. Mi avrà presa per pazza, e mi scappa di nuovo da ridere. Gli faccio un segno con la mano per dire “Sto bene.” Lui se ne va, dandomi le spalle dopo un saluto cortese. Ma temo che abbia frainteso il mio gesto: poteva sembrare un “Sono fatti miei” o peggio: “Impicciati delle cose tue.”

Lo guardo, è un po' più lontano, sta aggiustando un ombrellone. Drizzo la schiena, stringo i palmi alla ringhiera e mi dico: “Fallo, Elisa. Fallo!”

Così, lo faccio: «Valerio…» ma la voce mi esce bassa.

Ci riprovo. Rauca.

Mi si avvicina un altro bagnino: «Prego, signorina, ha bisogno di qualcosa?»

Ho un momento di titubanza. Poi, mi do forza e indico il suo collega. Lui si volta e fa un fischio. Valerio gira la testa verso di noi.

«Val, la signorina vuole te.»

“Che paroloni! È fraintendibile. Elisa, ripara!”

Valerio si è avvicinato di qualche passo: «Mi dica.»

«M-mi scusi se la disturbo mentre lavora.»

«Prego.» porta le mani ai fianchi nudi. E che fianchi!

«Vo-volevo solo complimentarmi per il suo voto dell'esame.»

Resta per un attimo in silenzio, poi mi ringrazia e si rivolge al collega: «Antò, dai una fetta di torta alla signorina.»

“Mi ha presa per una sfigata?” mi chiedo.

Ringrazia ancora e se ne va.

Mi rimetto seduta.

“Ma restartene nel tuo mondo?” mi dico.

Apro di nuovo il libro. Guardo il mare incastrato tra le scogliere e, per un momento, mi sembra che la solitudine abbia una forma precisa, come un'ombra che si siede accanto a me senza fare rumore.

Mi chiedo quando sia diventato così facile per gli altri dimenticarsi di me. O forse sono io che mi lascio dimenticare, che scivolo ai margini senza opporre resistenza.

Sento il legno della sedia caldo sotto le cosce e mi accorgo che sto respirando più lentamente. Non è tristezza, non del tutto. È una sorta di sospensione, una terra di mezzo tra il non detto e un pensiero fisso che mi martella la mente: “Che accidenti avrei mai da dire o da fare? Sono una sfigata, punto.”


LINK INFO


lunedì 1 giugno 2026

RECENSIONE "LA DONNA CHE SCALDAVA IL CAFFE'" DI FEDERICA DI BLASI

 


Titolo: La donna che scaldava il caffè
Autrice: Federica Di Blasi
Formati: 
- Ebook 2,70 - Kindle Unlimited
- Copertina morbida 8,11
- Copertina rigida 15,60
Editore: Autopubblicazione Amazon

LA MIA RECENSIONE

"La donna che scaldava il caffè" è uno di quei romanzi che non intendono mostrare nulla di eroico, se non la forza e il coraggio che ci vuole ogni giorno.
Racconta la verità delle piccole cose

I libri di Federica Di Blasi sono diventati il mio rifugio. Quando la giornata è stata lunga, quando lo stress indebolisce, mi basta aprire un suo libro e mi rilasso. Perché la Di Blasi, pur trattando temi di crescita, ha una scrittura semplice e decisa; la lettura prosegue fluida. La leggi con piacere. 

Con questa storia ha creato un universo che si muove tra ironia, conflitti, legami familiari e fragilità quotidiane. Ma anche di cambiamenti, nuove possibilità e accoglienza.
Irene, la si ama perché non è un’eroina impeccabile. Lei inciampa, sbaglia, si agita, si commuove. 
Profondamente umana.
Profondamente noi.

È una giovane donna che vive la vita con un misto di goffaggine e tenerezza, sempre un po’ in ritardo, sempre un po’ fuori posto, ma con una sensibilità che la rende immediatamente riconoscibile. La sua abitudine di scaldare il caffè al microonde diventa un simbolo perfetto: un gesto imperfetto, quotidiano, che racconta più di mille descrizioni. E ve lo dice una napoletana che il caffè, se lo beve appena fatto, storce il naso per il suo gusto amaro.

💖 Legami familiari che scaldano (e feriscono)

Il romanzo si muove soprattutto attorno ai rapporti femminili:

  • la madre, presenza ingombrante e affettuosa.

  • la zia Fia, figura amatissima, saggia, ironica, un faro emotivo.

  • la stessa Irene, che cerca di capire chi è al di là delle aspettative degli altri.

Ma ha anche una forte componente maschile, soprattutto quando parte per Barcellona. Lì, infatti, conoscerà Federico.

Di Blasi ha la caratteristica di non scivolare mai nel sentimentalismo facile. Le dinamiche sono vere, vive. Sono come accadrebbero veramente se Irene. Beatrice, zia Fia, Anita, Federico, Manuel... esistessero per davvero.

🌱 Un romanzo di crescita

La storia segue Irene nel suo percorso verso l’età adulta: il lavoro, l’amore, la costruzione di un’identità che non sia un compromesso. Non ci sono svolte drammatiche, ma una serie di micro‑passaggi che, messi insieme, raccontano la trasformazione di una ragazza in una donna che impara a stare al mondo.

✍️ Stile: leggero, ironico, confidenziale

Come anticipato sopra, la scrittura della Di Blasi è scorrevole, luminosa, con un’ironia che non deride mai i personaggi ma li identifica. Li rende veri. È un romanzo che lascia addosso una sensazione di calore, come una tazza di caffè dimenticata sul tavolo e poi riscaldata, non perfetta, ma confortante.

Unica cosa che mi ha fatto mettere 4 stelle al posto di 5 è che io preferisco un ritmo meno serrato. Ma è puro gusto personale.

IL MIO VOTO

💖💖💖💖/5


* * *

Da "Le mie pubblicazioni"

LA CLANDESTINA

A Sweet Space Love

TRAMA

Lei non dovrebbe esistere. 

Lui ha il compito di fermarla.

Due segreti, un patto.

Valentina è nata tra le lamiere di una nave che stava andando alla deriva. Dichiarata morta per essere salvata, è cresciuta come un fantasma.

Ora, ventidue anni dopo, è tornata sull'Astraios per riprendersi il suo futuro, ma c'è un nemico che la insegue tra le stelle.

In una società di schermi digitali e codici che si rincorrono, le parole per lei sono farfalle che non si lasciano catturare, costringendola a leggere la realtà attraverso l'istinto e i rumori del mondo.

Alec sente tutto. Ogni suono, seppure debole, ogni sussurro nei corridoi,ogni bugia. La sua iperacusia lo rende inadatto a lavorare su una nave, ma è anche un dono.

Il suo compito è garantire la sicurezza, non innamorarsi di una ragazza che profuma di ciambelle dolci in un universo di metallo freddo.

Ma quando scopre chi è davvero Valentina, Alec capisce che proteggerla significa tradire tutto ciò per cui ha giurato.

In un viaggio verso il pericolo, l'unica soluzione per salvarsi, è restare uniti, sebbene siano le due persone “più sbagliate nel momento peggiore.”

Dove tutti usano parole e simboli per capirsi, loro hanno imparato il linguaggio dei suoni e del silenzio.


sabato 23 maggio 2026

IL RE DEGLI SCIPPATORI

 


Scendo dall'autobus che è quasi buio.

Via Duomo ha quell'odore di pizza e “cuoppi di mare fritti” che ti fa venire subito fame. O ti nausea, se hai già mangiato.

Raggiungo il cancello di casa e salgo le scale del palazzo con la solita stanchezza addosso. Appena apro la porta, mia sorella è già lì, ferma davanti alla finestra come una sentinella.

— È di nuovo là. — dice senza voltarsi, con la chioma bionda e liscia che le svolazza alla leggera brezza.

Mi tolgo la sciarpa e l'appoggio sulla sedia: — Chi? E chiudi, che stasera fa freddo!

— Lui. Quello che ti segue. Guarda.

Mi avvicino. In strada c'è solo un ragazzo appoggiato a un motorino: cappuccio tirato su e testa bassa sul telefono.

— È un caso. — affermo: — Abiterà qui vicino.

Mia sorella sbuffa: — Sì, certo. E allora perché lo vedo ogni volta che torni?

Non rispondo. La verità è che ho iniziato a notarlo anche io, e da settimane. Prima un'ombra dietro di me scendendo da Montesanto. In seguito un riflesso in una vetrina. Poi ancora lui, sempre lui, sempre a distanza e con quell'aria da “non sto facendo niente.”

Mia sorella incrocia le braccia: — Secondo me si è innamorato. Non ha il coraggio di fermarti.

— Ma smettila. — rispondo: — Non si usa più da una vita andare dietro alle ragazze. Oggi ci si fa dare il numero da qualcuno o ti cercano sui social.

Eppure, mentre mi allontano dalla finestra, un pensiero mi opprime: quando è iniziata davvero questa sensazione? Forse la prima volta che l'ho visto fuori al supermercato. O quando l'ho incrociato alla fermata del bus e lui ha finto di guardare altrove.

Non lo so.

So solo che da allora, ogni volta che torno a casa, mi sembra di sentire i suoi passi dietro ai miei. Se non credo che lo faccia di proposito, è solo perché non lo vedo tutti i giorni.

“Abiterà semplicemente nello stesso quartiere” mi dico.

* * *

È un giovedì qualunque quando succede.

Sto tornando di nuovo dal lavoro. È il tramonto. Cammino veloce sul marciapiede del Corso; il telefono in mano, le cuffiette nell'altra.

E all'improvviso… uno scatto.

Una mano mi strappa il telefono. Un colpo secco. Mi volto, ed è lui.

— Ehi! — urlo.

Corre. Io pure.

La gente si gira, qualcuno ride, qualcun altro impreca.

Lui è veloce, ma io ho la rabbia che mi dà forza. Lo inseguo tra i motorini parcheggiati, tra i turisti che si scostano all'ultimo secondo. Poi, davanti a noi, un corteo blocca la strada: bandiere, megafoni, studenti che cantano.

Lui si volta di colpo. Intrappolato. Io lo raggiungo.

— Dammi il telefono! — gli ordino ansimando. E già mi aspetto un movimento improvviso, un tentativo di fuga o persino un'aggressione. È anche un bel po' muscoloso! Già, per scappare dalle persone derubate e di sicuro dalla polizia, ha fatto allenamento.

“Altro che ragazzo innamorato!” dico tra me e me. Oggi come oggi, chi ti viene dietro, lo fa solo per cattive intenzioni.

Fa un sospiro. Tende la mano verso di me e mi porge il telefono. Non trema, non parla. Il suo viso, che è dannatamente bello e liscio, non mostra alcuna espressione.

— E io che pensavo… — dico, recuperando un respiro più calmo: — Che tu volessi corteggiarmi. Che fossi uno di quei tipi timidi che seguono da lontano. E invece sei solo uno stronzo di ladro!

Abbassa lo sguardo: — Non è come pensi.

— Ah no? Che c'è? Hai la mamma malata? Sei povero? Ritorniamo ai tempi passati? Di sicuro ti devi comprare la droga!

Per tutto il tempo, rialzando la testa, non ha mutato espressione. È rimasto serio. Troppo, anche per un ladro.

— È che… — si gratta la nuca: — io ho sempre scippato tutti. Sempre. Con agilità e senza che nessuno mi beccasse. Ma con te… non ci riuscivo mai. Sei sempre attenta, guardinga, prudente. E quel cavolo di telefono non lo tiri mai fuori per strada! — mette le mani in tasca: — La cosa mi dava fastidio. Era diventata una questione di principio.

Lo guardo, credo, come si guarda un alieno: — Una questione di principio? Rubare a me?

— Sì. Cioè… non a te come persona. A te come… sfida.

Mi riprendo il telefono: — Complimenti. Sei proprio un genio! Il re degli scippatori!

Lui sospira: — Lo so che sembro un cretino. Ma non sono un delinquente. Non davvero.

— E allora perché rubi?

Alza gli occhi al cielo per un attimo, e noto uno sguardo stanco, non cattivo.

— Perché sono un tecnico software. “Bravissimo” mi dicono sempre, ma sfruttato. Contratti di tre mesi, poi altri tre, poi altri tre ancora… Mai un rinnovo vero. Mai un'assunzione. Poi, all'improvviso: “Il personale è al completo… Non ci sono fondi”. E il “bravo” non serve più. Quando mi hanno lasciato a casa, senza preavviso, senza niente… ho iniziato a fare questo. Per sopravvivere.

Resto in silenzio. Non perché lo giustifichi, ma perché non me l'aspettavo.

Finisce che ci sediamo in una caffetteria qui vicino. Non so nemmeno perché ho accettato; forse perché voglio capire, o forse perché lui non sembra più il ragazzo col cappuccio che mi seguiva. Sembra solo uno che ha perso qualcosa.

Prendiamo due caffè. Lui li paga: — È il minimo. — dice.

Lo studio mentre parla. Non ha l'aria del ladro ignorante. Parla di algoritmi, di bug, di sistemi operativi. Mi racconta di come ha passato anni a fare notti in bianco per aziende che lo trattavano come un numero. Di come ha mandato curriculum ovunque. E a un certo punto, ha smesso di crederci.

— Non sono un criminale. — ribadisce: — Sono solo uno che non ha trovato il suo posto.

— E allora perché seguivi me?

Arrossisce: — Perché… non lo so. Mi incuriosivi. Sembravi diversa. E poi… — si ferma: — Ho pensato di non avere speranze con una donna affermata nel suo lavoro come te. E così ho deciso di trattarti come i miei “clienti.”

Mi viene da ridere. Una risata breve e nervosa.

— Potevi iniziare con un “ciao.”

— Lo so. Ma non sono bravo con queste cose.

Lo guardo meglio. È solo un ragazzo che la società ha spremuto, usato, ignorato. Uno che ha sbagliato, sì, ma non per cattiveria.

— Allora? — chiede lui, timido: — Mi odi?

— Non lo so ancora. — rispondo: — Ma possiamo ricominciare.

Lui annuisce: — Ciao. — dice.

E per la prima volta, non mi sembra più che mi stia seguendo. Mi sembra che stia camminando accanto a me.

— Ciao, Valeria.

— Piacere, Antonio.

💖💖💖💖💖

La mia serie di romanzi: Essere donna e ribelle

AUTOCONCLUSIVI



 



martedì 19 maggio 2026

La Clandestina. A Sweet Space Love - 1° Capitolo

 

Capitolo 1

Il Sacrificio dell'Astraios-Beta


Anno 4018


L'ennesimo missile colpisce l'Astraios-Beta. Una scheggia metallica e tagliente schizza via dalla scocca interna della Nave, colpendo Anna, la figlia del Capitano Arturo Astori, al fianco.

Il silenzio che ha accompagnato l'Equipaggio durante la Traversata spaziale è ormai un ricordo lontano. La missione è fallita. I superstiti possono solo sperare di ritornare a casa.

L'Astraios-Beta, nata come esperimento per le lunghe distanze e diventata l'orgoglio dei Terrestri in pochi anni, è ora una trappola mortale, a causa delle esplosioni, degli incendi e dei reparti isolati per la drastica riduzione di ossigeno.

L'Ammiraglia del Drago, una silhouette nera che oscura le stelle, ha sferrato l'attacco. Ma il nemico non cerca la distruzione totale, non ancora almeno.

Al Settore Medico la situazione è disperata. I corridoi sono invasi da un fumo acre; i segnali d'allarme dipingono le pareti di un rosso sangue. Il loro suono è un martello che sbatte contro le tempie.

Arturo Astori, un uomo che la guerra ha già segnato, che il comando ha rinforzato, è al suo posto in Plancia, fronteggiando la situazione con i nervi saldi.

Ma i Governanti della Galassia del Drago, padre e figlio, sono i più temuti di tutto l'Universo. E i più crudeli.

Il Medico di bordo, impegnato in hangar a soccorrere i militari, rientrati dopo essere stati feriti, viene chiamato d'urgenza.

La voce nei suoi auricolari, collegati al comunicatore da polso, gracida con una nota di puro terrore: “Dottore, presto. Stiamo rischiando di perderle.”

L'uomo, ancora col camice macchiato di sangue, corre verso il reparto di chirurgia. Lì, nel caos degli strumenti medici divelti, su una barella, giace Anna. La scheggia ha attraversato la sua carne; ora il suo ventre, rotondo e pieno di vita, è a un passo dal baratro.

Il Medico le dà una prima occhiata, il volto gli si incupisce. Fa cenno alle assistenti di portarla in sala operatoria. Anna apre gli occhi, deboli ma determinati. Emanano la stessa luce di sempre, quella forza che l'ha portata nello Spazio, nonostante la gravidanza, proprio per salvare la creatura che porta in grembo.

— Dottore, deve farlo, non c'è tempo. — gli dice con un filo di voce.

— Anna, le probabilità di salvarti scenderanno a quasi zero.

— Salvi la mia bambina. La mia vita non conta, la sua sì.

Il Medico le ricorda che un cesareo sotto attacco, con i sistemi ridotti al minimo, è pura follia. Ma il Drago è venuto per lei: Anna lo sente. Prende la mano dell'uomo al suo fianco e sussurra: — La faccia nascere e la dichiari morta.

— Sei sicura?

— È la mia ultima volontà.

Lei sa che è l'unico modo per salvare, non solo la figlia, ma anche l'Equipaggio dalla furia del Drago. L'Equipaggio e la Nave possono garantire la vita della bambina.

L'operazione è un'eternità condensata in pochi minuti. Arturo Astori viene informato, ma non si muove dalla Plancia. Il suo Attendente fa da messaggero tra il Reparto Medico e il Ponte di Comando. Nessuna comunicazione deve correre sui fili elettrici: il silenzio radio è l'unica protezione.

Finalmente, un vagito debole, un gemito strozzato, rompe l'ansia. Una bambina, minuscola e fragile, nasce settimina. I suoi polmoni non sono pronti, così viene subito sigillata in un'incubatrice d'emergenza.

Valentina… deve chiamarsi Valentina. — dice Anna con le ultime forze.

Poi, la sua luce si spegne.

Alla notizia, il Comandante Astori esplode in un ordine disperato: — Isolate il Reparto Medico! Alimentatelo! Tenete pronto il Rigeneratore. Se la Nave deve cadere, quella zona deve essere l'ultima a cedere.

Qualche ora dopo, mentre le riserve energetiche si assottigliano e il Rigeneratore rantola, il cuore di Arturo è lì, accanto a quell'incubatrice. La bambina è tutto ciò che resta della figlia. La sua mente, come un diagramma olografico, sta già progettando una rete sicura.

Salverà sua nipote.

Proprio quando tutto sembra perduto, flotte amiche appaiono nello Spazio stellato, costringendo il Drago alla ritirata.

L'Astraios-Beta è salva.

Astori si allontana dalla consolle di Comando, si posiziona in un angolo lontano da tutti e apre una connessione privata dal suo comunicatore. Con voce profonda e ferma ordina: — Evelyn, devi sparire.








mercoledì 15 aprile 2026

COVER E TITLE REVEAL DEL 3° VOLUME "LA SERIE DEGLI SPETTRI" DI ANNA SALOMONE

 



Buongiorno, amici, oggi vi segnalo il COVER REVEAL del 3° volume che chiude la SERIE DEGLI SPETTRI della mia brava collega, napoletana come ne, ANNA SALOMONE

Andiamo prima alle info sul nuovo volume: 

TITOLO: Anime di Spettro - Victor

AUTRICE: Anna Salomone

SERIE: La serie degli Spettri #3

EDITORE: Self-publishing

GENERE: Historical Romance

Trope: Hate to Love, Secrets and Lies, Spicy, Dark, Mistery

FINALE: chiuso

PAGINE: 600

PREZZO E-BOOK: 2.99€ (Cartaceo da definire)

DATA DI PUBBLICAZIONE: 27 aprile

*Disponibile su Amazon, e incluso nell’abbonamento di Kindle Unlimited


TRAMA

Napoli 1951

Luce

Ho scoperto la verità.

Le mie origini non sono quelle che credevo: un’antica maledizione scorre nel mio sangue, come un’ombra che non vuole lasciarmi andare.

Ho sempre pensato di essere Nisciuno, una scugnizza cresciuta tra le strade di Napoli, ma ora so che sono molto di più e che… questo potere oscuro può distruggere tutto ciò che amo.

Per proteggere la mia famiglia sono pronta a tutto.

Anche a combattere contro me stessa.

Victor

Stare accanto a una rosa ha un prezzo.

Il mio è amare Luce con tutte le sue spine, la sua forza e il mistero che la circonda.

Ho affrontato guerre, segreti e tradimenti ma… nulla mi ha mai messo in ginocchio quanto lei.

Quando il passato tornerà a minacciare ciò che abbiamo costruito, so che dovrò tornare a essere ciò che ero: un agente segreto sotto copertura. Sarò uno Spettro.

Perché l’amore, quello vero, si difende anche nell’oscurità.

💖💖💖💖💖

In un’epoca segnata dal dovere e dal destino, due anime diverse si incontrano tra luci e ombre del loro passato.

Tra passione, segreti e redenzione, Lu’ e Victor scopriranno che l’amore può essere la più pericolosa delle verità e… l’unica degna di essere vissuta.

Dopo averli incontrati in “Occhi di Spettro” e aver conosciuto le loro origini in “cuore di spettro”, Luce e Victor tornano per svelare il resto della loro storia in questo terzo e ultimo capitolo della trilogia historical romance “La Serie degli Spettri”.

ESTRATTO

Lo so che mi ferirai. Lo so che sanguinerò. Ma ti ho scelta lo stesso. Le sue radici affondavano nell’ombra, eppure lui l’aveva stretta a sé senza esitare. Ci sono ferite che non si evitano. Si scelgono. Perché o si muore da soli, o si sanguina insieme.

Dopo pochi metri le fu addosso. Il vicolo era stretto, impregnato di odore di pioggia, mattoni umidi e carbone. Luce scivolò sul basalto bagnato, un attimo di smarrimento che gli sembrò un invito. Adesso. Non lasciarla scappare. La afferrò per un polso, poi per le spalle, spingendola contro il muro. Sentì il proprio respiro spezzarsi, il cuore martellare nel petto come un tamburo impazzito. È per questo che sono qui. Per questo che corro dietro alle tue ombre. Perché non so più dove finisci tu e dove comincio io.

«Restituiscimi il portafoglio» ordinò, voce bassa ma tagliente.

Lei lo guardò, occhi di ghiaccio e sfida, labbra curve in un sorriso malizioso.

«È così che tratti una signora, dameri’?» disse, con aria beffarda.

Victor inspirò, cercando di dominare la marea di emozioni. Rabbia e desiderio si mescolavano, pericolosamente. Era lì, tra le sue braccia, e non cercava di scappare.

Il cappotto rosso, ormai zuppo, aderiva al corpo sottile di Luce, ma era il suo sguardo a paralizzarlo: non implorava, sfidava.

«Tu non sei proprio una signora» mormorò, la voce carica di derisione e passione.

Luce rise piano, un suono che vibrava tra i mattoni umidi e poi smise quando Victor si chinò e la baciò.

Il bacio fu rapido, ruvido, intriso di corsa, pioggia e desiderio. Ma lei non si tirò indietro. Anzi, si strinse a lui come se lo stesse aspettando da sempre.

Quando si separarono, il silenzio nel vicolo era quasi irreale, rotto solo dal ticchettio incessante della pioggia.

Biografia autrice:

Anna Salomone è nata a Napoli il 26 febbraio del 1985. Ha vissuto i momenti più spensierati della sua esistenza quando frequentava l'Accademia di Belle Arti di Napoli e dove ha conseguito la Laurea in Scenografia. Ha un'affinità particolare con il numero 26, che, tra le altre cose, ha anche tatuato sul collo. È appassionata di cinema, teatro e dei luoghi abbandonati in cui la natura sembra prendere il sopravvento. Le piace fumare il sigaro e la pipa. Adora gli oggetti vintage e ama soprattutto viaggiare e circondarsi di persone belle e ricche d'animo. Vive a Napoli da sempre e ama incondizionatamente la sua città tanto dolce quanto amara. Nel tempo libero, adora gironzolare come il Munaciello per le strade della sua città, con tanto di marito a seguito, che chiama puntualmente Sua Signoria, e le sue adorabili pesti: un maschio e una femmina di quattordici e nove anni. Gestisce un blog di romanzi rosa con sua sorella, che, oltre a essere una romantica incallita, è pure una zitella vecchio stile. Ovviamente, è un'avida lettrice di qualsiasi superficie macchiata d'inchiostro. Ha un carattere lunatico, un occhio vigile e una bocca più affilata di una lama, ma, soprattutto, crede fermamente di aver iniziato prima a leggere che a muovere i primi passi nella società.

CONTATTI

FACEBOOK: Anna Salomone

INSTAGRAM: @anna.salomone85

TIKTOK: @anna26autrice

MA VENIAMO ALLA SPLENDIDA COPERTINA




IO NON VEDO L'ORA DI LEGGERLO E VOI?


💛💛💛💛💛

DA I MIEI LIBRI

LA LUNA DELL'EGEO

Dodecaneso, 1930

Il fascino di un'epoca coloniale, il rigore di una divisa e un segreto che sfida le leggi del tempo.

Il Capitano Riccardo Rinaldi è un uomo d'onore, un ufficiale del Regio Esercito, che crede nella disciplina. Ma il destino ha in serbo per lui un'anomalia che nessuna logica o ordine di servizio può spiegare.

Quando Luna "precipita" nella sua vita dal 2024, non porta solo lo scompiglio di una ragazza misteriosa, moderna e sbadata; porta con sé anche un segreto che riguarda Riccardo e il suo dolore nascosto.

Tra smartphone rotti, termini incomprensibili, un ciondolo a forma di luna e una moneta del 1930 già consumata dal tempo, i due si ritrovano prigionieri di un amore che sfida la fisica.

Sullo sfondo di un'isola baciata dal sole dell'Egeo, Luna e Riccardo dovranno capire se il loro incontro è un errore del cronometro o un appuntamento fissato dal destino un secolo prima.

Il tempo è scaduto. È ora di ricaricarlo.


LUNA E RICCARDO

SPICY - ROMANTASY - TIME TRAVEL





giovedì 26 marzo 2026

RECENSIONE DI "TRA LE LAME" DI FEDERICA DI BLASI


Titolo: Tra le lame.

Autrice: Federica Di Blasi,

Formato: eBook Kindle 2,69 - Cartaceo 13,40 - Kindle Unlimited

LINK ACQUISTO

Trama

Gaia ha diciassette anni e due grandi passioni: la scrittura e il pattinaggio artistico.
È una ragazza ingenua e buona, ma decisa, con le idee chiare e il desiderio di superare quotidianamente gli obiettivi che si pone.
La sua competitività e la sua brama di perfezione emergono soprattutto nello sport.

Ha un legame speciale con la sorella maggiore e le sue tre grandi amiche, che non potrebbero essere più diverse tra loro.
Il rapporto con mamma Diana è caratterizzato dal tipico contrasto tra la smania di ogni adolescente di affermarsi e di sentirsi libero e il desiderio di un genitore di proteggere i propri figli.

Cercando di non invadere la privacy della ragazza, Diana cerca di mostrarsi sempre pronta all'ascolto e di captare anche il minimo segnale di pericolo.
Gaia vive la sua prima storia d'amore con Leonardo, un ragazzo educato, dolce e galante, tra inesperienza e iniziale insicurezza che la portano spesso a dubitare di se stessa.

Ben presto si ritroverà a fare i conti con una realtà del tutto inaspettata e si dovrà confrontare con situazioni di estrema gelosia e desiderio di possesso e controllo.
Leonardo mostrerà il suo lato oscuro e violento che destabilizzerà la ragazza.
Una storia di violenza di genere, tra sentimenti contrastanti. Dalla sensazione di colpevolezza alla voglia di perdonare, dalla paura del domani alla capacità di reagire e di prendere in mano la propria vita.

In un periodo così denso di violenze, questa vuole essere una storia di consapevolezza e speranza.

🖋️LA MIA RECENSIONE 🖋️

Una storia che parla piano, ma arriva dritta al punto più fragile di noi.

I libri di Federica Di Blasi sono manuali di vita. Ma mai noiosi. Anzi, la Di Blasi scrive in modo semplice, senza artefatti, è proprio per questo entrano nella testa e nel cuore con fluidità, facendoti diventare parte della storia.

I personaggi di Federica sono “nostre figlie, sorelle, amiche…” 

Siamo noi. 

E tutto ciò l'ho trovato anche nel romanzo “Tra le lame”

Questa storia colpisce per la sua sincerità emotiva. L'autrice sceglie una voce giovane, quella di Gaia, per raccontare un tema che purtroppo non ha età: la violenza mascherata da amore. Lo fa con uno stile limpido che lascia ai sentimenti, quelli veri, quelli che fanno male, il compito di guidare il lettore.

Non ti dice “cosa devi provare” Ti fa, invece, una domanda: “Tu (lettore) cosa provi?”

La forza del libro sta proprio qui: nella capacità di mostrare come il controllo, la gelosia e la manipolazione possano insinuarsi nelle relazioni più innocenti, soprattutto quando si è giovani e si desidera soltanto essere amati.

Gaia è una protagonista tenera e determinata, e attraverso i suoi occhi vediamo il confine sottile tra affetto e possesso, tra cura e annientamento.

Accanto a lei, la famiglia e le amiche diventano un contrappeso luminoso: non figure perfette, ma presenze che ricordano quanto sia fondamentale non restare soli quando qualcosa dentro di noi comincia a spegnersi.

Il romanzo non giudica, non urla e non semplifica.

Mostra. 

E proprio per questo lascia un segno. È una storia che parla alle ragazze, ma anche agli adulti: a chi educa, a chi vuole capire come nascono le ferite e come si può uscirne.

Alla fine, ciò che rimane non è la paura, ma la possibilità: la possibilità di riconoscere il pericolo, di chiedere aiuto, di scegliere sé stesse.

Un libro necessario. E ti avvisa: "Attenta a chi ribalta la situazione facendo passare te dalla parte del torto"

E confesso che in alcuni passi mi sono scappate le lacrime.

GRAZIE, FEDERICA 💖

IL MIO VOTO: 💖💖💖💖💖

Alla prossima recensione.

Annalisa

L'AUTRICE HA PUBBLICATO DA POCO UNA NUOVA, IMPERDIBILE STORIA, 

Che, ovviamente, ho già nel mio kindle

LA DONNA CHE SCALDAVA IL CAFFE'





 

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