Viviamo in un tempo che corre.
Sappiamo chi siamo oggi, noi umani, ma il passato ci ricorda che la violenza non è mai stata assente.
Eppure… non vi sembra che ora si moltiplichi, che si diffonda come un'ombra più fitta? Io lo sento.
Perché?
La corsa al “Io devo stare bene. Io devo avere. Io sono importante” non è più un sussurro dell'istinto: è diventata un grido, una pretesa. E per raggiungere quei traguardi si calpesta tutto. Quando non si riesce, si frantuma la mente. Si uccide.
Chi dobbiamo ringraziare?
Gli spot televisivi che ci ipnotizzano: “Possiedi e sarai qualcuno”
I social che ci sussurrano: “Conta solo se ti seguono in massa”
La valanga di immagini, suoni, musiche che ci travolge a una velocità allucinante.
Il cervello umano non ha avuto il tempo di adattarsi. Non ha ancora imparato a respirare amore, dignità, fratellanza. Eppure già è sommerso da un fiume di stimoli.
Alla fine, tutto si riduce a un idolo antico e sempre nuovo: il denaro. Il potere delle major.

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