Secondo
i dati ISTAT, il numero di femminicidi in Italia tende a
rimanere sostanzialmente stabile nel corso degli anni.
Questa
stabilità, di un numero così tanto elevato di vittime, è un problema
gravissimo, in quanto indica che le misure di prevenzione e contrasto
non sono sufficienti a ridurre i casi.
Nella
maggior parte di questi casi, le donne vengono uccise dai partner o ex,
o da altri membri della famiglia, e spesso le violenze erano
già presenti e non denunciate.
Quando
parliamo di violenza, non ci riferiamo solo a quella fisica. Le
violenze psicologiche
sono altrettanto devastanti e spesso più subdole, capaci di minare
profondamente la persona, intaccando pensieri e azioni. La mente
umana, infatti, è un riflesso della nostra integrità e subire
attacchi a questo livello può distruggere l'autostima e la
percezione della realtà.
ATTENZIONE: Tali attacchi possono essere attuati da chiunque e verso chiunque, non solo fra i partner: in famiglia, sul lavoro, a scuola...
Il
Ruolo dei Mezzi di Comunicazione
Negli ultimi anni c'è stata una crescente attenzione
da parte dei media sul fenomeno del femminicidio. Notizie che in
passato potevano essere trattate come omicidi
passionali, vengono ora inquadrate nel contesto
della violenza di genere, mettendo in luce le dinamiche di potere e
controllo che spesso sottostanno a questi crimini.
La
copertura mediatica può avere un effetto positivo, incentivando le
vittime a cercare aiuto. Alcuni studi indicano che dopo la notizia di
un femminicidio, aumentano le chiamate ai numeri di assistenza e le
denunce alle forze dell'ordine. Questo suggerisce che la maggiore
visibilità può sensibilizzare e incoraggiare a rompere il silenzio.
MA NON BASTA.
Ci
vogliono interventi legislativi e sociali più efficaci, e bisogna
aumentare la consapevolezza che il femminicidio non è un fatto
privato, ma un problema sociale.
Rischi
nella narrazione mediatica
Accade, purtroppo anche che la
visibilità mediatica può avere dei rischi. A volte si tende a
cercare giustificazioni per gli aggressori (raptus, gelosia, problemi
in famiglia, infanzia difficile) o a porre l'attenzione su dettagli
morbosi, finendo per non approfondire le radici culturali e sociali
del fenomeno.
Una
narrazione corretta e responsabile è fondamentale per non
minimizzare la gravità e per non colpevolizzare, anche
implicitamente, le vittime.
PERTANTO...
FAI ATTENZIONE AI SEGNALI D'ALLARME
Impara a riconoscere i segnali che indicano un controllo o una manipolazione da parte del partner. Sono segnali che possono salvarti.
Imposizioni e controllo: Frasi come "devi dire...", "devi fare...", "non andarci...", "resta a casa..." e simili, non sono espressioni di cura, a meno che non ci sia una motivazione concreta e orientata al tuo benessere.
Spesso, sono solo tentativi di manipolarti e controllarti.
Cambiamenti improvvisi di atteggiamento: Presta attenzione a reazioni sproporzionate o a cambiamenti d'umore repentini, soprattutto quando esprimi un'opinione diversa dalla sua o una tua volontà a voler fare qualcosa di nuovo o di diverso. (Come, a esempio, andare a una festa con un'amica, invece che con lui).
Irrequietezza latente ed esplosioni: Un partner che vive in uno stato di costante tensione o passività, pronto a esplodere al minimo pretesto, è un segnale di pericolo.
Ciclo di violenza: Osserva i bruschi passaggi da un'estrema negatività (come uno schiaffo o un insulto) a gesti di affetto, come una carezza seguita da un frettoloso "ti voglio bene". Questo è un classico schema di manipolazione emotiva.
L'ILLUSIONE DEL CHIARIMENTO
Non presentarti mai, e soprattutto non da sola, a un "incontro di chiarimento".
Non esiste alcun vero chiarimento quando c'è stata violenza. La violenza stessa è già una drammatica e inequivocabile dimostrazione di chi è realmente quella persona. Cercare un confronto diretto può solo esporti a ulteriori rischi e violenze, sia fisiche che psicologiche. La tua sicurezza viene prima di tutto.
RICORDA
Non sei sola! Ci sono gli amici, la famiglia, le istituzioni.
INOLTRE
Signal
for Help.
Si
tratta di un
gesto internazionale, con cui la persona in pericolo mostra il palmo
della mano con il pollice piegato all'interno,
poi chiude le dita a pugno. È un modo silenzioso e discreto per
segnalare che si ha bisogno di aiuto.
Chiamare
il 112 o il 113
Numero
antiviolenza 1522