"Le dee del male" è un
thriller psicologico, ambientato nella Napoli degli anni Venti:
elegante, disturbante, sensuale.
Dove il desiderio si mischia al
mistero.
Lucas De Filippo, giovane medico prodigio, viene
trovato senza vita in circostanze che suggeriscono il suicidio. Ma
l'ispettore Modigliani, uomo dall'intuito affilato, si rende conto da
subito che qualcosa non quadra.
Tra le corsie dell'ospedale Degli
Incurabili e i segreti di una famiglia altolocata, affiorano desideri
inconfessabili, legami morbosi e giochi di potere.
Al centro di tutto: il primario,
minacciato dall'ascesa di Lucas. La moglie del defunto, sconvolta da
un amore clandestino. E la cugina di Lucas, ossessivamente legata a
lui in un modo che supera i confini del sangue.
Mentre l'indagine si addentra nei
meandri del passato, emerge il ritratto di un uomo diviso tra la
vocazione di guarire e il piacere di sedurre, tra dolcezza e
brutalità.
Il viaggio dell'ispettore si trasforma
in un'esplorazione dell'animo umano, dove l'erotismo si fa colpa, il
dolore diventa carne e la giustizia non distingue più vittime e
carnefici.
“Pensavo di cercare un assassino. Ho
trovato il dolore, la vendetta, l'amore. E le dee: quelle che non
parlano, ma agiscono.”
🌸
ESTRATTI
Proseguì,
torturandosi i nervi, verso il paziente appena giunto. La suora gli
passò la cartella, ma lui, prima di leggerla, guardò il volto
dell'uomo disteso.
—
Buongiorno, come
vi chiamate? — chiese, controllandogli il polso. Nonostante fosse
scritto sul documento nella sua mano, Lucas preferiva sentirlo dalla
voce dei pazienti.
—
Andrea Giganti.
Il
medico rise: — E si vede, si vede. Siete bello grosso. Mi conviene
curarvi bene, un vostro schiaffo mi manderebbe al creatore.
Il
paziente fece un sorriso contratto: — Sì, dottore, bello grosso
anche d'età. Ho molti più anni di voi. Quanti accidenti di anni
avete? Vi hanno preso direttamente dall'università?
—
Più o meno.
Praticamente, erano dietro di me ad aspettarmi, mentre discutevo la
tesi.
Lucas
rise di nuovo, leggendo, questa volta, la cartella.
—
Infermiera, ma chi
mi avete messo vicino? — continuò il paziente, corrugando la
fronte.
—
Giganti, portate
rispetto! Il dottore è uno dei migliori. — rispose la caposala con
severità.
Lucas
lo studiò bene in volto e chiese alla suora di lasciarli soli;
quando venne ascoltato, riprese la parola: — Bevi circa due litri
di schifezze alcoliche al giorno, te lo rovini di seghe dalla mattina
alla sera e vai a puttane almeno tre volte a settimana con donne che
non godono di buona salute. Il tuo fegato fa schifo almeno quanto il
tuo cazzo. Sono io a offendermi per avere avuto un caso così
patetico da curare.
—
Io… ma voi come
vi permettete? Cosa sapete della mia vita?
—
Posso anche
smettere di fingere di non aver visto la fede al tuo dito.
—
Ehm…
—
Adesso, da come
s'intuisce, hai una cirrosi epatica che ti sta infradiciando il
fegato. Che vuoi fare? Morire a, — rilesse la scheda —
quarant'anni o te li vuoi godere un'altra ventina?
—
Cirrosi epatica?
Ma lì non è scritto.
—
E dopo quanto ti
ho detto sulla tua bella condotta, hai ancora dubbi su ciò che
affermo?
L'uomo
abbassò lo sguardo: — Se smetto di bere, guarisco?
—
Se smetti di bere,
mangiare schifezze e se butti giù qualche chilo, è probabile che
sopravvivi qualche altro anno. Ma per le condizioni riportate qui del
tuo amichetto di giochi, be', non è certo non bevendo che guarisci.
Lucas
gettò la cartella sul comodino e indicò a un infermiere la terapia
da somministrare al paziente.
ESTRATTO 2
—
Ah, che tempaccio
e sono andato fin lì per niente! Non ho potuto chiedere proprio
nulla alla signora, manco stavolta. Cavoli, sono la polizia! E la
sorella che prima ammette certe cose e poi sembra smentire le sue
stesse parole.
Buttai
il cappello sull'appendiabiti e sbottonatomi il soprabito, lo
abbandonai sulla poltrona degli ospiti, accomodandomi alla scrivania
con un tonfo: — Ma finché si rifiuta, non glielo faccio
seppellire!
Mi
guardai attorno: — Dov'è la stufetta? Che ho solo questo cappotto
con me.
Il
tenente-segretario Togni, occupato a sistemare dei fascicoli su uno
scaffale, chiamò un agente e gli chiese di tirare fuori il braciere
dallo stanzino.
—
Qui fa abbastanza
caldo anche in questi mesi, per questo siamo abituati ad accenderlo
più tardi. Ormai, dovresti saperlo. — replicò il tenente.
—
Da me, di questi
tempi, di notte già provo a riscaldarmi le mani strofinandole l'una
all'altra. Sono freddoloso di natura.
—
Be', avete il vino
buono, ti scaldi con quello.
Mi
rialzai, ripresi il cappotto e lo adagiai su una sedia accanto al
braciere, che l'agente stava accendendo.
—
Vi conviene aprire
la finestra, che qui tra poco si schiatterà dal caldo. — disse
quest'ultimo.
—
Stamattina la
Dell'Uomo mi ha dato l'impressione che fra lei e il cognato…
Parlava con troppa rabbia. — ripresi il discorso, fermandomi alla
finestra.
—
Come mai non hai
potuto parlare con la vedova? — chiese Togni.
—
Era di nuovo col
medico. Mi hanno detto che è inutile interrogarla nello stato in cui
si trova. Lasciatelo decidere a me, no? Ma oggi dovrebbero arrivare i
genitori di De Filippo, e Soriano dovrebbe ritornare con loro. Ieri
andò ad avvisarli da vicino, subito dopo il ritrovamento. Sembra che
la madre del dottore si sentì male. Li prendo, come dite a Napoli,
in paranza!
—
Perché lo dici
con ironia? Non penserai che la moglie l'abbia ucciso inscenando un
suicidio?
—
Io ritengo tutti
colpevoli, finché non scopro l'assassino.
—
Ah, quindi, non
credi che sia stato lui a togliersi la vita?
—
Dovrei?
Un
tuono, molto più forte dei precedenti, fece tremare tutto.
—
Porca miseria! —
esclamai dopo un balzo e ritrovandomi il ciuffo liscio davanti agli
occhi: — I temporali mi fanno sempre paura, eredità del fronte. Lì
ne venivano giù parecchi!
—
Inizia a redigere
un primo verbale. — riprese Togni: — E domani ti ripresenti da
loro.
—
Altro che domani,
ci vado oggi stesso!
—
Perché questa
storia ti innervosisce tanto?
Infilai
le mani tra i capelli, poi scesi fino al volto strofinandomelo.
—
C'è qualcosa che
non mi quadra. Lui, innamorato di un'altra, si uccide perché la
moglie non vuole separarsi. La cognata, che poi è la cugina, ha
affermato che è sempre stato un libertino e allora mi chiedo, perché
non se l'è tenuta come amante, così com'era abituato? Perché, con
la mente brillante che aveva, non ha trovato una soluzione?

ESTRATTO 3
—
Fai aaaa…
— le disse Lucas e la piccola Giorgia obbedì aprendo la bocca: —
Ah ah, qui noto che hai una bella lingua lunga, tu chiacchieri tanto
quanto Salviuccia!
—
Chi è Salviuccia?
— chiese la bambina.
Sebbene
in quel mese aumentassero i minuti di luce, il sole già non entrava
più dai finestroni dell'ospedale.
—
Una tua coetanea
che, per farla tacere un po', dobbiamo darle da mangiare.
La
madre della bambina si fece avanti, nella stanza singola dove avevano
messo momentaneamente la piccola. C'erano poi il pediatra e suor
Celeste.
—
Il battito del
cuore è regolare. — rispose Lucas alla donna: — I polmoni
sembrano funzionare bene e…
—
… il colorito
della bambina la dice tutta, dottò! — intervenne allegra la
caposala.
—
Hai fatto un buon
lavoro, De Filippo. — disse il pediatra che si congratulò con una
sincera stretta di mano.
—
Sto bene adesso,
dottore? Posso ritornare a casa?
—
Stai benissimo,
principessa, ma per ora ti voglio ancora un po' qui con me. — Lucas
le fece l'occhiolino.
Poi
si raccomandò anche con suor Celeste di sistemarla accanto al letto
di Salviuccia.
—
Dottò,
avete idea del casino che faranno? — gli domandò sorridendo la
donna.
—
Ottimo! Ascoltare
i bambini fa bene. Le altre pazienti ne trarranno giovamento.
🌸
NIVES
—
Non vi sto
cercando delle scuse. Volevo solo dirvi che gli altri medici vi
invidiano. Sì, anche se sono qui da poco, ho visto che vi vogliono
fuori. Non dovete dare loro la soddisfazione di farvi cacciare dagli
Incurabili. Lo spavento procurato ai pazienti per il rumore del
vassoio, poteva costarvi caro, e loro, gli altri dottori, vogliono
proprio questo. Secondo voi perché il primario vi ha assegnato quel
caso di scorbuto? È il primo a volervi via.
🌸